Danneggiare le specie protette (animali o vegetali) diventa reato penale in Italia

Se prima ce la si cavava con una pena pecuniaria, ora danneggiare l’ambiente e recare danno a specie protette – siano esse animali o vegetali – diventa reato penale in Italia. Vietato dunque toccare orsi, cicogne, linci ma anche piante rare (quelle inserite nelle liste rosse) o danneggiare habitat particolarmente vulnerabili.

Il Consiglio dei Ministri ha infatti recepito due direttive comunitarie che indicano di ”incriminare comportamenti fortemente pericolosi per l’ambiente”. Si passa dunque dalla responsabilità civile a quella penale.

Invasioni biologiche: torna la minaccia del tarlo asiatico e dei parassiti delle piante

 

Con la bella stagione torna la minaccia dei “parassiti killer”, ovvero tutti quei parassiti provenienti dall’Europa ma anche da ben più lontano, che costituiscono una minaccia biologica per le specie autoctone: le specie più colpite sono palme, pini marittimi, castagni, faggi, frassini e ciliegi. L’insetto più temibile per la flora locale è sempre lui, il tarlo asiatico, capace di popolare e cibarsi di più di cinquanta specie di alberi nostrani. Ma anche il punteruolo rosso è una delle specie più temibili per la fauna delle isole italiane, specialmente per le palme; ed il cinipede del castagno, che attacca gli alberi da frutto. Che dire poi del nematode del legno del pino, che attacca le pinete mediterranee?

ANIMALI “CATTIVI”?

Di per sé questi insetti e parassiti non sono particolarmente dannosi, quindi non è giusto stigmatizzarli: semplicemente, non trovandosi più nel loro ambiente naturale ma in contesti ecologici diversi, quando questi insetti si insediano non trovano più i loro concorrenti/predatori naturali, e dunque possono moltiplicarsi senza controllo e creare colonie che finiscono per uccidere le piante sulle quali si stabiliscono. 

Il restauro della foresta mediterranea: il 26 maggio appuntamento con il Corpo Forestale dello Stato

Il cambiamento climatico ed il suo impatto ambientale, l’uso del territorio e gli ecosistemi forestali… temi troppo spesso legati a luoghi lontani, e per questo poco sentiti “a casa nostra”. Eppure il problema è concreto e reale proprio in Italia, soprattutto in un ecosistema unico come quello Mediterraneo. Da qui la volontà del Corpo Forestale Italiano di organizzare un convegno aperto a tutti per informare e sensibilizzare i cittadini attenti all’ambiente e alle scelte di vita che influenzano il nostro ecosistema naturale. Nasce così “Il restauro della foresta mediterranea”, un incontro che si terrà giovedì 26 maggio alle 16.00 nella sede del Corpo Forestale dello Stato (Ufficio Relazioni col Pubblico) in via Antonio Salandra, 44.

Le politiche forestali
L’incontro si inserisce nell’ambito dell’Anno Internazionale delle Foreste, che ha avviato una serie di dibattiti e confronti a livello internazionale e portato all’attenzione dei media le tematiche che riguardano soprattutto la tutela del patrimonio boschivo. In questo ambito, le politiche forestali intraprese dal Governo avranno una rilevanza fondamentale per il futuro sviluppo e valorizzazione di un territorio che è provato da abusi, incuria e dai cambiamenti climatici.

Mediterraneo: esaurito lo stock di pesce per il 2011

 Reti sempre più povere nelle acque del Mar Mediterraneo, e gli italiani, pur consumando la stessa quantità di pesce del 1999, hanno bisogno di importare il 37% di pesce in più, poiché le catture sono molto diminuite e i mari sovrasfruttati. Secondo il dossier Fish Dependence Day, presentato da Nef (New Economics Foundation) e Ocean2012, il 30 aprile abbiamo mangiato l’ultimo pesce italiano, esaurita tutta la quota 2011, e da allora l’Italia dipende dal pescato proveniente da altri mari.
Ciò non significa che da domani non troveremo pesce italiano sui banchi dei mercati, ma il calcolo statistico permette di misurare quanto il patrimonio ittico sia a rischio.

Voler bene all’Italia: a Burgio il premio Angelo Vassallo

 E’ andato al piccolo comune di Burgio, in provincia di Agrigento, il ‘Premio Angelo Vassallo’ dedicato agli amministratori dei piccoli comuni italiani che più di altri abbiano saputo cogliere l’eredità del sindaco cilentano ucciso nel settembre 2010. Ed è proprio per celebrare l’alta qualità della vita che respira nei piccoli borghi italiani che domenica 8 maggio è tornata la giornata nazionale di ‘Voler bene all’Italia‘ di Legambiente. In questa giornata sono stati dunque consegnati al sindaco di Burgio, Vito Ferrantelli, per l’eccellente progetto di sviluppo del suo borgo, una targa e una riproduzione del Marlin di Pollica, in ricordo di Ernest Hemingway che proprio qui immaginò “Il vecchio e il mare”.

Una petizione contro la diga etiope che minaccia la sopravvivenza dei Kwegu

 Sono quasi 400 le organizzazioni che hanno firmato la petizione contro la diga più alta dell’Africa che è stata consegnata alle ambasciate etiopi di Europa e Stati Uniti, in concomitanza con la Giornata mondiale dell’acqua celebrata il 22 marzo. La gigantesca diga Gibe III, in costruzione lungo il fiume Omo, minaccia almeno otto tribù in Etiopia e circa 300.000 persone che vivono attorno al famoso lago Turkana del Kenia. Copie della petizione saranno consegnate in Francia, Germania, Italia, Belgio, Gran Bretagna e Stati Uniti.

La diga che minaccia la valle dell’Omo
La diga, che secondo il governo etiope sarebbe già costruita al 40%, fermerà i cicli naturali delle esondazioni da cui dipendono i metodi di coltivazione delle tribù della valle dell’Omo. Benché il governo affermi di poter risolvere il problema ricreando delle “piene artificiali”, lo scorso anno i costruttori della diga hanno svelato dei progetti che prevedono che le tribù “passino a forme più moderne di coltivazione” dopo “un periodo di transizione”.

Aree protette: metà Amazzonia è ora protetta per legge

Con la creazione di alcune riserve annunciata dal governo di Dilma Rousseff, poco meno della meta’ dell’Amazzonia brasiliana e’ adesso territorio protetto dalla legge. Sommando le riserve indigene, le unita’ di conservazione ambientale (dove e’ permesso l’uso sostenibile delle risorse rinnovabili), le riserve naturali e i parchi (nazionali e statali) – di protezione integrale – si arriva al 44% del totale della superficie dell’Amazzonia brasiliana e poco piu’ di un quarto della superficie del Brasile. Lo si legge in un rapporto pubblicato in questi giorni dall’ Isa (Instituto Socioambiental) e dall’Imazon (Instituto do Homem e do Meio Ambiente da Amazonia).

Artico: individuate le 13 aree più a rischio del Polo

Lo Stretto di Bering e la costa del Mare di Barents: sono questi alcuni esempi delle tredici aree piu’ vulnerabili e ricche di vita da proteggere con urgenza nell’Artico, sulle 77 da tutelare nel complesso.
E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), che per la prima volta ha identificato le zone piu’ importanti per l’ecosistema marino del Polo Nord e maggiormente a rischio a causa di riscaldamento globale, perdita dei ghiacci marini e acidificazione degli oceani. A queste minacce si aggiungono anche attivita’ in espansione in zone prima inaccessibili nella regione, dai trasporti marittimi alla pesca, fino all’esplorazione in cerca di gas e petrolio. In ballo c’e’ anche la sopravvivenza di una fauna selvatica unica: dagli orsi polari ai trichechi, ma anche balene, foche e uccelli.

La pesca industriale in Nuova Zelanda altera l’equilibrio dell’ecosistema della regione Antartica

 La pesca industriale in Nuova Zelanda altera l’equilibrio dell’ecosistema della regione Antartica. Le maggiori testimonianze di questo problema sono date da un aumento della popolazione dei pinguini e da una drastica diminuzione di orche.
Il ricercatore statunitense David Ainley, che conduce delle ricerche sui Pinguini, dice che mettere fuori uso in un modo così radicale un ecosistema avrà un impatto a lungo termine, distruggendo l’ultimo oceano incontaminato del mondo nonché l’unico laboratorio naturale che consente di studiare i cambiamenti climatici.
La Nuova Zelanda è leader nella pesca del merluzzo antartico nel Mare di Ross, l’ultimo avamposto meridionale di pesca, ne pesca circa 3000 tonnellate per un guadagno di 18 milioni di dollari l’anno.

Susanna Tamaro e l’amore per le foreste: alla ricerca di una laurea in scienze naturali

 Sono nata a Trieste, quindi in una città di mare, ma ho sempre prediletto la montagna e il clima montano come mio vero spirito. L’amore per le foreste nasce dalla passione per le scienze naturali, tanto che desidererei una laurea, non in lettere, ma in scienze naturali (honoris causae, perché non mi sono mai laureata)“. Così la scrittrice, Susanna Tamaro, spiega l’origine della sua passione per i boschi e la scelta di far stampare il suo nuovo libro ‘Il grande albero’, edito da Salani Editore, usando fibre di cellulosa provenienti da foreste gestite in modo sostenibile.

L’amore per le foreste
Il mio grande interesse – aggiunge – sono sempre stati la Natura, gli animali, le foreste, l’osservazione dei fenomeni naturali. Ho tutt’ora una forte passione per i boschi: li osservo come un enorme laboratorio di scienze naturali pieno di lezioni da imparare. Da 20 anni vivo in campagna in Umbria, piantando alberi e seguendoli nella crescita; si imparano molte cose direttamente sul campo“.