Golfo del Messico, calata la cupola contenitiva sulla falla, ma il petrolio continuerà a uscire fino ad agosto

Venerdì scorso i tecnici della British Petroleum hanno effettuato con successo il posizionamento della nuova cupola di contenimento sulla sommità del pozzo danneggiato. L’operazione, ripresa anche da telecamere sottomarine, consente di incamerare il greggio e i gas in uscita dal pozzo e convogliarli, tramite una conduttura, su una nave cisterna in superficie. Secondo quanto dichiarato dall’ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, coordinatore degli sforzi governativi, il tutto sta avvenendo a una velocità di circa mille barili al giorno, un ritmo comunque basso rispetto a quello di fuoriuscita del greggio, pari secondo le ultime stime a circa 19mila barili al giorno.

Golfo del Messico, la Palin sullo sversamento: “è tutta colpa degli ambientalisti”

Il disastro ambientale nel Golfo del Messico è colpa degli “ambientalisti fondamentalisti” che si sono opposti alle trivellazioni sulla terraferma. A lanciare la provocazione è l’ex governatrice dell’Alaska Sarah Palin, che in uno sfogo pubblicato sulla bacheca della sua pagina di Facebook ha dichiarato che se gli attivisti per l’ambiente “non avessero vinto le loro battaglie per impedire le trivellazioni sulla terraferma, compagnie come la Bp non avrebbero dovuto mettersi a cercare il petrolio nella profondità degli oceani“.

Sversamento di petrolio nel Golfo del Messico, l’Europa invierà attrezzature per il recupero

Per arginare il disastro ambientale nel Golfo del Messico dopo lo sversamento di petrolio della piattaforma Deepwater Horizon di British Petroleum, l’Ue invierà attrezzature per il recupero del petrolio in mare, a seguito di una specifica richiesta di assistenza arrivata settimana scorsa dalla Guardia costiera statunitense. Ad inviare le apparecchiature, che possono essere attaccate direttamente a imbarcazioni impiegate per le operazioni di ripulitura del mare dal greggio, saranno Spagna, Olanda e l’Agenzia per la sicurezza marittima europea (Emsa). ”Abbiamo sviluppato un’eccellente cooperazione in caso di emergenza – ha detto il commissario europeo per la Cooperazione internazionale, Kristalina Georgieva – e questa reazione positiva dall’Europa alla richiesta di attrezzatura dal Golfo del Messico testimonia una solidarieta’ internazionale di fronte ai disastri ecologici”.

Sversamento Golfo del Messico: cresce la rabbia degli USA, l’Iran offre aiuto

 Cresce in Louisiana la rabbia dell’America nei confronti della British Petroleum per i danni provocati dall’ incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Il ministro dell’Interno Usa, Ken Salazar, ha detto di essere “molto arrabbiato e molto frustrato” con il gruppo petrolifero inglese perché “di scadenza mancata in scadenza mancata continua a non onorare le promesse fatte“. Oggi i tecnici BP hanno ribadito che entro martedì, “mercoledì al massimo“, procederanno con un nuovo tentativo di chiudere la falla della piattaforma. Intanto sulla vicenda è intervenuto anche l’Iran, offrendo aiuto. Il responsabile della società statale che opera nel campo delle trivellazioni, Mehran Alinejad, ha dichiarato all’agenzia Irna che – rispetto a quelle avvenute in Iran – l’emergenza in corso nel Golfo del Messico è “poca cosa” e che l’Iran ha avuto modo di affrontare fughe di petrolio ben peggiori. In particolare – ha detto – negli Anni Ottanta, per arginare il petrolio che sgorgava da pozzi bombardati nel corso della guerra con l’Iraq. “I tecnici iraniani vantano ottimi risultati nelle operazioni condotte per contenere fughe di petrolio ben maggiori rispetto a quella del Golfo del Messico“, ha detto.

Golfo del Messico: perdita di petrolio sottostimata, sarebbe 4-5 volte maggiore del previsto

 La perdita di petrolio originata dall’esplosione della piattaforma nel golfo del Messico potrebbe essere molto maggiore di quanto stimato dal Noaa (l’organismo federale americano che si occupa della tutela ambientale delle acque e delle coste marine), forse 4-5 volte di piu’. Lo affermano al New York Times alcuni esperti. La cifra fornita dal governo americano è stata ottenuta con un metodo chiamato ‘Bonn Convention’ basato sui colori dell’acqua, che sono usati per stimare lo spessore della macchia di petrolio: ”Ma questo protocollo è specificatamente non raccomandato per le macchie molto grandi – afferma al quotidiano Alun Lewis, un esperto britannico -, inoltre una sua applicazione corretta dovrebbe dare un intervallo di quantità”.

Sversamento di petrolio: le difese naturali dell’ambiente contro gli agenti inquinanti

 Oltre agli sforzi messi in atto dalla Bp o dal governo Usa, anche la natura sta cercando di rispondere al disastro ambientale provocato dalla marea nera che sta invandendo il golfo del Messico. Lo spiegano diversi esperti al National Geographic, secondo i quali però c’è un limite di quantità oltre il quale tutte le contromisure diventano inefficaci. ”Anche la natura ha la sua ‘cassetta degli attrezzi’ per rispondere alla perdita di petrolio – spiega Christopher Reddy, chimico della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) in Massachusetts – che presi tutti insieme possono essere molto efficaci. In particolare il ‘migliore amico’ dell’ambiente in questo momento è l’evaporazione, che ha effetti immediati”.

Marea nera: Greenpeace diffonde Orizzonte nero, sei domande sulla politica del petrolio

 Greenpeace si interroga sul disastro ambientale avvenuto nel Golfo del Messico dopo lo sversamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizons, e per farlo diffonde un documento: si chiama Orizzonte nero e tira in causa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che aveva promesso una rivoluzione verde.
Dopo tante promesse di “rivoluzione verde” e Green Economy, agli inizi di aprile 2010 – inizia la premessa di Orizzonte Nero -, Barak Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli USA, dopo una lunga moratoria. Un pedaggio pagato alle lobby petrolifere per far passare un “Climate Bill” (la legislazione per la riduzione delle emissioni di gas serra) che riduce le emissioni degli USA solo del 4% rispetto al 1990 (anno di riferimento del Protocollo di Kyoto). Obama è stato subito ripagato da BP (che non vuol dire più British Petroleum ma Beyond Petroleum, cioè “Oltre il Petrolio”!) con una marea nera che lascerà il segno. Vediamo di capire come e perché.”

Sversamento British Petroleum: dalla maxi-cupola ai capelli umani per contenere la marea nera

 Gli esperti della British Petroleum le stanno tentando tutte per riuscire ad arginare la fuoriuscita di greggio che ormai persiste da giorni sui fondali del Golfo del Messico. La prossima strategia consisterà nel posizionare sul pozzo petrolifero danneggiato una gigantesca cupola metallica, destinata ad arginare la fuoriuscita di greggio. La struttura, che sarà solidamente ancorata sul fondale marino a 1.500 metri di profondità, è collegata a una conduttura che convoglierà il greggio su una nave d’appoggio. Alta oltre 12 metri e pesante circa 78 tonnellate, questa struttura in metallo e cemento progettata ‘ad hoc’ dovrebbe incapsulare ciò che resta del tubo della piattaforma da cui continua a fuoriuscire petrolio. Una volta installata e collegata ad un apposito compressore in superficie, la struttura dovrebbe poi aspirare fino all’85% del petrolio ancora presente in fondo al mare. Ed evitare la catastrofe.

Marea nera, la Lousiana chiede aiuto a Barack Obama

 Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ieri si è recato nelle zone colpite dalla catastrofe ecologica provocata dalla marea nera che è arrivata sulle coste del Golfo del Messico. Intanto, resta alto l’allarme nelle zone colpite dal disastro ambientale. L’enorme macchia nera di petrolio arrivata sulle coste della Louisana – ha dichiarato il governatore della Louisiana Bobby Jindal, che già da giovedì scorso ha dichiarato lo stato di emergenza – “non solo minaccia le nostre zone paludose e la nostra industria ittica, ma anche il nostro stile di vita“.

Stati Uniti, una terza falla nella piattaforma affondata fa fuoriuscire 5mila barili di petrolio al giorno

 La Guardia costiera statunitense ha individuato una terza falla nella piattaforma petrolifera ‘Deepwater Horizon‘ affondata la scorsa settimana a 84 chilometri a sud-est del porto di Venice, in Louisiana, dopo un’esplosione che ha causato un incendio e 11 persone disperse. Una falla dalla quale fuoriesce una quantità di petrolio pari a 5 mila barili al giorno, cinque volte superiore a quanto ere stato stimato all’inizio. La nuova perdita dalla piattaforma, scoperta a una profondità di 1.500 metri, è stata confermata da un portavoce della BP propretaria della piattaforma, che però ha contestato l’aumento della quantità di greggio dispersa: “Noi pensiamo che il volume di quello che si disperde resti invariato“, ha detto.