Si comportano come gli anticorpi che il sistema immunitario mette in campo contro virus e batteri, i biosensori progettati per “curare” il mare malato: individuano le maree nere e risanano il mare invaso dal petrolio in modo decisamente più rapido rispetto a quanto riescono a fare le tecnologie attuali. E’ quanto hanno dimostrato i primi test, i cui risultati sono descritti nella rivista Environmental Toxicology and Chemistry.
I biosensori sono stati messi a punto negli Stati Uniti, nel Virginia Institute of Marine Science (Vims) e sono stati sperimentati sul campo nelle acque di due fiumi. Hanno dimostrato di essere in grado di fare analisi nell’arco di 10 minuti, rilevano i ricercatori, e di individuare la presenza di inquinanti a livelli di poche parti per milione e al costo di pochi centesimi per ogni test.
sversamenti petrolio in mare
Sversamento Bp: nel Golfo del Messico è strage di coralli vicino al pozzo
La marea nera e’ stata una autentica catastrofe per i coralli del Golfo del Messico, almeno per quelli vicino al pozzo della piattaforma della Deepwater. Lo ha dimostrato una spedizione scientifica che ha studiato i fondali vicino al pozzo, i cui risultati sono stati presentati durante una conferenza stampa.
‘‘I coralli giganti nelle vicinanze del pozzo sono coperti da una sostanza nera – afferma Timothy Shank della Woods Hole Oceanographic Institution – e o sono morti o stanno morendo. In qualche caso sono rimasti soltanto scheletri”.
Airbank presenta la barriera di contenimento gonfiabile per bloccare le fuoriuscite di liquidi inquinanti
Tra il 3 e il 6 Novembre, presso lo stand 170 del padiglione C3 di Airbank, saranno presentate tutte le più importanti novità dell’azienda piacentina, tra le quali le Barriere di Contenimento gonfiabili per bloccare le fuoriuscite di liquidi inquinanti. Si tratta di un’assoluta novità nel campo dell’antinquinamento industriale ed ambientale, che Airbank ha già messo a disposizione della Protezione Civile.
Inquinamento marino: nave cisterna con prodotti chimici in difficoltà al largo della Bretagna
Una nave cisterna che trasporta prodotti chimici è “in grave difficoltà” dopo una collisione con un mercantile al largo di Ouessant, in Bretagna (Francia nord-occidentale): lo ha annunciato venerdì scorso la prefettura marittima di Brest, precisando che l’equipaggio è stato evacuato. La YM Uranus, nave di 120 metri di lunghezza che batte bandiera maltese, ha annunciato “una grave falla” dopo – a quanto sembra – essere entrata in collisione con un mercantile che trasportava materiale di scarto a circa 100 km dalla costa. I 13 membri dell’equipaggio sono stati trasferiti in elicottero dopo essersi messi in salvo sulle scialuppe alle 5:30 di mattina. E’ l’ennesimo caso che fa seriamente dubitare sulla sicurezza del trasporto di materiali altamente inquinanti via nave.
Golfo del Messico, nuova esplosione su una piattaforma petrolifera
Torna l’incubo nel Golfo del Messico dove è esplosa un’altra piattaforma petrolifera. Dopo l’incidente una chiazza di petrolio lunga quasi 2 chilometri e larga 30 metri ha cominciato ad affiorare
Golfo del Messico: arriva la conta dei danni ambientali per lo sversamento Bp
Il ”delicatissimo” sistema ecologico ne soffrira’ per almeno 30 anni, fino a che la natura non riuscira’ a trovare un nuovo equilibrio e a ‘mangiare’ quanto rimane del petrolio sversato nel Golfo del Messico a causa dell’incidente alla piattaforma della Bp. Questo il quadro del ”disastro ecosistemico” della ‘marea nera’ immaginato da Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, a oltre 100 giorni di distanza dall’inizio della perdita e quando finalmente oggi il ‘tappo’ static kill ha funzionato correttamente bloccando la fuoriuscita di greggio. La falla e’ chiusa, ma il disastro ecologico e’ evidente: 5 milioni di barili (come comunica ufficialmente la Bp) – pari a 780 milioni di litri – di petrolio che galleggiano in mare, 7 milioni di litri di solventi versati sulla marea nera che potrebbero aver portato (secondo gli ambientalisti) piu’ danni che benefici, un’alterazione biologica dello spazio ecosistemico che la natura dovra’ ricomporre, e il rallentamento della catena alimentare.
Golfo del Messico: animali in fuga dal petrolio lasciano spazio a zone morte
Come gli animali in fuga da un bosco in fiamme, anche quelli che vivevano nelle zone del Golfo del Messico colpite dalla marea nera stanno cercando di trovare rifugio vicino alle coste, in cerca di acque pulite. La conferma delle osservazioni di scienziati e pescatori viene da due ricerche, secondo cui intorno alla zona del disastro si stanno creando delle ‘zone morte’, dove la vita è impossibile. E a contribuire alle difficoltà degli animali potrebbe esserci un altro pericolo, quello dell’arsenico.
British Petroleum, spopolano le parodie. Lo sversamento è costato sin’ora 1,6 miliardi di dollari
La British Petroleum (Bp) ha speso 1,6 miliardi di dollari sino ad ora in conseguenza della marea nera nel Golfo Del Messico. Lo annuncia la stessa compagnia petrolifera. La cifra di 1,6 miliardi di dollari (circa 1,3 miliardi di euro) include solo 60 dei 360 milioni di dollari stanziati per la creazione delle isole artificiali lungo le coste della Louisiana, precisa Bp in un comunicato. Nella somma di 1,6 mld sono conteggiate le spese sostenute dal gruppo per contenere la fuoriuscita di petrolio, i finanziamenti agli Stati colpiti e alle autorità federali, i primi rimborsi.
Golfo del Messico: le soluzioni più strane per risucchiare il petrolio dall’acqua
Mentre le grandi manovre della British Petroleum per tamponare la perdita di petrolio nel Golfo del Messico non producono grandi risultati, negli Stati Uniti si è aperta la gara all’invenzione più ingegnosa per riuscire a ripulire la costa. Oltre a una stagione turistica inevitabilmente compromessa, infatti, ora cominciano ad alzarsi anche i prezzi del pesce, sempre più difficile da pescare in sicurezza nelle aree non interessate dallo sversamento, con danni ambientali ed economici incalcolabili. L’affare, però sembra essere tutto nel metodo che la BP deciderà di adottare per le operazioni di pulizia, così in centinaia si sono proposti con idee e prodotti da portare all’attenzione della BP. Ve ne presentiamo due tra le più strane.
Inquinamento marino: l’Isola d’Elba verso l’interdizione al traffico navale nel canale di Pianosa
Il Consiglio Comunale di Campo nell’Elba ha approvato all’unanimità la proposta del Consigliere Yuri Tiberto, delegato alla difesa e alla fruibilità ambientale, del mare e delle coste, di richiedere ai ministri delle infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli, dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, e del turismo, Michela Vittoria Brambilla di un decreto ministeriale per interdire nell’intero canale di Pianosa e per un raggio di cinque miglia attorno alla stessa isola, il traffico marittimo di petroliere, navi da carico o da trasporto passeggeri aventi stazza lorda superiore alle 10.000 tonnellate.