Le meduse, voraci predatori oceanici


Meduse: difficile pensarle come voraci predatori dell’oceano anziché fastidiosi esserini gelatinosi che possono lasciare dolorosi ricordini sulla pelle… eppure un recente studio del Virginia Institute of Marine Science ha approfondito il ruolo della medusa nel suo ambiente naturale, tracciandone un ritratto a molti inedito, dovuto al suo ruolo nella catena alimentare oceanica. Lo studio, pubblicato sulla rivista Pnas, mostra come la medusa sia in grado – se in branchi particolarmente numerosi – di distruggere la catena alimentare in cui si inserisce.

Islanda: ucciso un altro orso bianco

 Per gli orsi polari l’Islanda non é una terra felice: martedì la polizia ha abbattuto un orso polare di quattro anni, il quarto esemplare in pochi anni. Come i suoi predecessori anche stavolta il plantigrado aveva viaggiato per centinaia di chilometri in mare prima di arrivare all’isola. Jón Gnarr, il comico diventato sindaco di Reykjavik col suo Partito Migliore, aveva conquistato il Paese impegnandosi per una maggiore tutela degli orsi bianchi. Una promessa che finora non è stata mantenuta.
L’allarme è stato lanciato lunedì da un gruppo di pescatori islandesi: su una spiaggia remota in Islanda hanno individuato un orso polare. Con ogni probabilità il grosso mammifero sarebbe approdato in Islanda viaggiando dalla Groenlandia per centinaia di chilometri in mare aperto a bordo di un lastrone di ghiaccio staccatosi dalla calotta polare.

Concorso video-fotografico: Le Famiglie allo Zoo di Roma

 Ogni compleanno che si rispetti chiama a raccolta i vecchi amici, quelli con cui si condividono i ricordi più belli.
Per festeggiare il suo 100esimo anniversario, il Bioparco di Roma indice un concorso video-fotografico per raccogliere le più belle immagini della sua storia, dei suoi animali e di quella dei suoi visitatori, bambini, ragazzi e adulti, di un secolo.
Il concorso, dal titolo Le Famiglie allo Zoo di Roma – 1911 al 1989, intende celebrare nell’anno del centenario il legame del Giardino Zoologico con le famiglie italiane, tra gli animali, i bambini e i ragazzi, che per generazioni lo hanno visitato armate di macchina fotografica e cinepresa.

Rinomurena

 La rinomurena, Rhinomuraena quaesita, è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia Muraenidae, sottofamiglia Muraeninae, dell’ordine delle Anguilliformi.
La rinomurena abita le barriere coralline e le lagune degli atolli dell’Indo-Pacifico. E’ un animale marino particolarmente diffuso in Polinesia francese, Nuova Caledonia, Filippine, Indonesia, Giappone e Africa Orientale.
Il corpo della rinomurena è tipicamente anguilliforme, è tubolare e molto allungato. La testa di questo animale marino è appuntita, la bocca ampia. Il mento della rinomurena è fornito di 3 piccoli barbigli. Le narici sono tubolari e terminano formando una curiosa escrescenza di forma fogliare.

Cani e gatti con i tic: un disturbo ereditato dal cavallo

 Il cane che gira a vortice per rincorrersi la coda, il gatto che si lecca fino a perdere il pelo o a procurarsi dermatiti. Anche Fido e Micio soffrono di tic, movimenti involontari e ripetuti senza scopo che proprio dal mondo animale prendono il nome: un suono onomatopeico praticamente invariato in tutte le lingue europee, prestato alla medicina dell’uomo dalla scienza veterinaria. Già in trattati del ‘600 lo si usava infatti per descrivere il colpo secco dato contro la mangiatoia dai cavalli, specie ‘ticcosa’ per antonomasia. A spiegare l’etimologia di un problema che secondo le stime colpisce in Italia “circa 800-900 mila persone“, e nell’universo dei quattrozampe “ha grosso modo le stesse dimensioni in termini percentuali“, è Mauro Porta, direttore del Centro Tourette e Parkinson dell’Irccs Galeazzi di Milano.

Celacanto

 Il celacanto (dal greco coilia (κοιλιά), “vuoto”, e acanthos (ἄκανθος), “spina”) è un pesce appartenente alla famiglia dei Latimeriidi. Il celacanto è un rappresentante della più antica linea evolutiva di pesci che si conosca.
Il celacanto è, tra gli animali marini, un pesce di grosse dimensioni e può arrivare fino ai due metri di lunghezza e gli 80 Kg. di peso. Vive in media 60 anni, preferisce nuotare in profondità e predilige andare a caccia durante la notte. Si nutre di anguille, razze, piccoli squali e calamari. Questo pesce, tra tutti gli animali marini, nuota in modo particolare, in quanto muove le pinne a coppia, o le due anteriori, le pettorali o le due posteriori le pelviche. Le femmine hanno un periodo di gestazione di tre anni.

Balenottera morta sulla spiaggia del Parco di San Rossore: la carcassa verrà affondata in mare

Sara’ affondata in mare la carcassa della balena che ieri si e’ spiaggiata sull’arenile del Comune di San Giuliano Terme (Pisa), nell’area del Parco di San Rossore. La decisione, ipotizzata gia’ ieri da Arpat, e’ stata presa dopo un vertice tenuto proprio davanti alla carcassa dell’animale al quale hanno partecipato esperti dell’Osservatorio toscano cetacei, ministero dell’Ambiente, Universita’ di Siena, Firenze e Padova insieme a Parco di San Rossore, guardia costiera, vigili del fuoco, nucleo subacqueo di Livorno e corpo forestale.

Echidna -parte seconda-

 Le femmine delle echidna, ventidue giorni dopo l’accoppiamento, depongono un solo uovo dal guscio morbido e lo inseriscono direttamente nel marsupio. L’uovo si schiude dopo dieci giorni. Il piccolo echidna si nutre con il latte che fuoriesce dai pori di due sacche di latte, dato che i monotremi non hanno capezzoli, e rimane nel marsupio per 45, 55 giorni, finché non sviluppa gli aculei. La madre scava una tana nel terreno dove deposita il cucciolo di echidna che ha messo gli aculei e torna ogni cinque giorni ad allattarlo finché non raggiunge l’età di sette mesi e sarà svezzato. L’echidna vive in media sedici anni.
L’echidna maschio ha un pene a quattro teste. Durante l’accoppiamento le teste da un lato si chiudono e le loro dimensioni non crescono, mentre le altre due rilasciano il seme nell’organo riproduttivo femminile che ha due terminazioni. Ad ogni accoppiamento le teste usate precedentemente vengono sostituite dalle altre due.
Le echidna sono classificate in tre generi: Zaglossi (Zaglossus), che hanno tre specie viventi e due solo fossili; Tachiglossi (Tachyglossus) e il genere Megalibgwilia che esiste solo allo stato fossile.

Echidna -parte prima-

 L’echidna appartiene alla famiglia dei Tachiglossidi, è conosciuta anche con il nome di “formichiere spinoso”. I Tachiglossidi sono classificati come una famiglia di mammiferi ovipari inclusi, assieme agli Ornitorinchidi, nell’ordine dei Monotremi.
L’echidna è un piccolo mammifero oviparo coperto di peli ispidi e aculei, somiglia al porcospino e al formichiere del sudamerica. Il nome “echidna” deriva dal nome di un essere dell’antica Grecia, Echidna, figlia di Ceto e Forco, che ha le sembianze di donna con la parte inferiore del corpo a forma di serpente.
I Tachiglossidi vivono essenzialmente in Nuova Guinea (genere Zaglossus) ed in Australia e Tasmania (genere Tachyglossus). Si tratta di insettivori privi di denti e con il corpo ricoperto di peli e di aculei sul dorso. Le varie specie si differenziano principalmente per il colore del pelo e per la presenza di artigli. I due generi differiscono per la forma del cranio e per le dimensioni, 40 – 50 cm per i Tachiglossi e 55 – 78 cm per gli Zaglossi.