Wwf: i ghiacciai delle Alpi si dimezzeranno entro 10 anni

 BERGAMO – Entro i prossimi dieci anni i ghiacciai alpini rischiano di dimezzarsi a causa del riscaldamento globale. Questo l’ sos lanciato dal dossier “Effetto clima per le Alpi” presentato oggi dal Wwf durante l’ inaugurazione di una nuova stazione di monitoraggio della flora alpina sulle cime delle Alpi Orobie, in Lombardia.
Tra il 1850 e il 1980 – si legge nel dossier – i ghiacciai delle Alpi hanno perso almeno un terzo della loro superficie e metà della loro massa. Dal 1980 si è sciolto un ulteriore 20-30%. Alle quote inferiori, secondo il Wwf, i ghiacciai sembrano destinati a scomparire, e si ritiene probabile che entro il 2050 i tre quarti di tutti i ghiacciai delle alpi svizzere non esisteranno più.

GLI EFFETTI SULLA BIODIVERSITA’
Questo – si legge nel dossier – avrà effetti sulla biodiversità, sul regime idrico dei fiumi e sulle attività economiche come il turismo“. La situazione peggiore in Italia si è registrata nelle alpi occidentali e in Veneto e Friuli.

Riscaldamento globale: nel Mediterraneo muoiono spugne e coralli

L’ estate marina si è allungata di oltre trenta giorni e l’ aumento della temperatura del mare registrato fra il 1974 e il 2006 nel Mediterraneo ha provocato episodi di mortalità di massa di organismi che abitano il fondo marino.
E’ quanto emerge da uno studio spagnolo del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (Csic) pubblicato sulla rivista Proceedings dell’ Accademia nazionale di scienze statunitense, secondo il quale la mortalità di organismi invertebrati è il prodotto del riscaldamento globale. Il lavoro segnala infatti che, in periodi estivi estremamente lunghi e caldi, come quelli registrati dal 1999 al 2003, si sono prodotti processi di mortalità di massa sui fondali del Mar Ligure e in quasi tutto il Mediterraneo nord occidentale.

Antartide, la prima base a emissioni zero si occuperà di ricerca sul riscaldamento globale

 Si chiama Princess Elisabeth Station ed è la prima base scientifica a emissioni zero. La base ha iniziato da poco la sua attività di ricerca in Antartide. La Princess Elisabeth Station è in costruzione da due anni, per conto del Belgio, nell’ Antartide orientale, in una zona chiamata Utsteinen nunatak, del Dronning Maud Land. Si occuperà di ricerca sul riscaldamento globale e, per essere completamente coerente con il suo scopo, non contribuirà in alcun modo alla produzione di CO2: si servirà esclusivamente di energie rinnovabili. Accanto alla base sorge infatti una centrale eolica, che sfrutterà l’ energia pulita per approvvigionare la base e le sue attività.
Ma non è tutto: per la costruzione della base è stato utilizzato solo materiale da costruzione ecologicamente tollerabile ed anche per lo smaltimento dei rifiuti sarà fatto tesoro delle migliori esperienze disponibili.