La Sea Shepherd Conservation Society ha scatenato Godzilla contro la flotta di baleniere giapponesi nel tentativo di intercettare le baleniere giapponesi e impedire l’uccisione delle balene.
Il nome dell’imbarcazione veloce e dall’aspetto aggressivo della Sea Shepherd Society è Gojira, il nome del famoso mostro marino risvegliato da un’esplosione atomica del film giapponese degli anni cinquanta, che in inglese è stato tradotto come Godzilla.
L’imbarcazione di 35 metri circa, Gojira (Godzilla), è stata varata a Fremantle in Australia e si è unita alla Steve Irwin e alla Bob Barker a Hobart dove tutte e tre le imbarcazioni hanno iniziato il loro viaggio per le acque dell’Antartide per aspettare l’arrivo della flotta di baleniere giapponesi.
Per fronteggiare il sabotaggio della flotta della Sea Shepherd Conservation Society il Giappone ha dotato ogni singola imbarcazione della flotta delle baleniere di membri armati della Guardia Costiera giapponese.
La Sea Shepherd Conservation Society ha anche un elicottero oltre alla flotta per sabotare la caccia illegale alle balene in acque internazionali della flotta di baleniere giapponesi e nel 2010 è riuscita ad intercettare e bloccare la flotta di baleniere giapponesi prima che uccidessero delle balene, ma non ha raggiunto al nave-fattoria della flotta giapponese, la Nisshin Maru.
animali selvatici
Botti di capodanno pericolo per gli animali -parte seconda-
“Ogni anno sono tantissime le segnalazioni di cani smarriti dopo Capodanno” – ricorda Ilaria Innocenti responsabile LAV settore cani e gatti – “e numerosissimi gli ingressi nei canili, soprattutto di cani e gatti investiti dalle automobili, oltre, purtroppo, agli animali morti in seguito alla fuga dovuta al panico che si scatena in loro a seguito delle esplosioni”.
“Per gli animali selvatici la mezzanotte del 31 dicembre è un momento d’inferno” – aggiunge Massimo Vitturi responsabile LAV settore caccia e fauna selvatica – “il rischio maggiore riguarda gli uccelli che vivono nei pressi delle aree urbanizzate”.
I rumori assordanti provocati dalle esplosioni dei “botti” di capodanno determinano negli uccelli che riposano sui posatoi notturni, spesso in colonie molto numerose, istintive reazioni di fuga che, unite alla mancanza di visibilità, causano la morte di molti di essi, soprattutto per eventi traumatici, derivanti dallo scontro in volo con strutture urbane (case, lampioni, automobili, ecc.).
La LAV fa appello al senso di responsabilità dei cittadini affinché scelgano di non sparare petardi e botti di qualsiasi tipo, consapevoli delle conseguenze che possono avere sulla sicurezza propria e degli altri, cani, gatti, animali domestici e selvatici compresi, e ha stilato una lista di consigli pratici per proteggere gli animali:
Fotografato il ghepardo sahariano
Uno dei felini più schivi e rari è stato fotografato tra luglio e agosto del 2010, dopo un lungo anno di appostamenti da parte degli scienziati che lavorano per il Saharan Conservation Fund (SCF), si tratta del ghepardo sahariano.
Il ghepardo sahariano è stato fotografato di notte con una fotocamera nascosta nella zona desertica di Termit in Niger.
Il ghepardo sahariano è un animale in via d’estinzione, pare che ne siano stati avvistati meno di dieci esemplari nella zona del Termit. Non si sa molto delle abitudini e dello stile di vita del ghepardo sahariano, si sa soltanto che è in grado di sopravvivere senza un fonte d’acqua a temperature molto elevate.
Dalle foto si vede il ghepardo sahariano guardare verso la fotocamera, ha il corpo esile, una lunga coda e delle macchie sul dorso.
“Eravamo più felici che sorpresi quando abbiamo visto le immagini, perché sapevamo che i ghepardi erano in quella zona e perché avevamo visto più volte le loro tracce.”
Riserva Naturale Monte Alpe -parte seconda-
La processionaria è un lepidottero che popola normalmente le pinete senza arrecare particolari danni al bosco, a meno che le piante stesse non vengano a trovarsi in condizioni di sofferenza. La schiusa delle uova avviene generalmente alla fine di agosto, le larve cominciano a nutrirsi degli aghi di pino e tessono una sottile ragnatela nella quale restano impigliati gli aghi. Le larve si alimentano per tutto il periodo autunnale e parte dell’inverno. Poco prima del sopraggiungere dell’inverno le larve tessono una ragnatela più consistente formando il caratteristico nido invernale. In primavera le larve riprendono la loro normale attività e quando escono dal nido si dispongono in fila indiana, formando delle “processioni” talvolta anche molto lunghe. Giunte sui rami provvisti di foglie si sparpagliano e divorano una grande quantità di aghi. Ad un certo momento del loro sviluppo i peli che ricoprono le larve divengono urticanti e possono rappresentare un pericolo anche per l’uomo. Le larve raggiungono la maturità alla fine di aprile primi di maggio ed a questo punto abbandonano il nido per scendere a terra, sempre in lunghe processioni, e per andare ad interrarsi a 10-15 m. di profondità dove si chiudono in crisalidi. Gli adulti, ovvero le farfalle, fuoriescono dal terreno fra la seconda metà di giugno e i primi di agosto.
Riserva Naturale Monte Alpe -parte prima-
La Riserva Naturale Monte Alpe si trova in Lombardia nel comune di Menconico ed è gestita dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.
La superficie complessiva della Riserva Naturale Monte Alpe è di 328 ettari, di cui circa 300 di bosco ed i rimanenti a prato per pascolo. Le aree di bosco comprendono circa 186 ettari di pineta artificiale a prevalenza di Pino nero e 114 ettari di bosco ceduo. Gli impianti di conifere occupano aree potenzialmente destinate al bosco misto di Faggio e Abete bianco alle quote alte e nelle esposizioni settentrionali, mentre alle quote più basse occupano aree potenzialmente destinate a boschi di Roverella, Carpino nero e Orniello.
Nella parte sud-ovest della riserva si trova un castagneto da frutto in condizioni di semiabbandono.
Le pinete di “Monte Alpe” hanno costituito il primo nucleo di un vasto programma di riforestazione realizzato dal Corpo Forestale dello Stato nell’Oltrepò Pavese a partire dagli anni ’30.
Le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questa estesa opera di rimboschimento sono da ricercarsi nella grave situazione di dissesto idrogeologico in cui all’inizio del secolo versava tutto il territorio appenninico.
Le iguana -parte seconda-
Oggi le iguana sono vendute come animali da compagnia anche nei negozi di animali europei e in negozi di animali di regioni dal clima molto più freddo di quello d’origine. Bisogna però ricordare che le iguana non sono animali da compagnia, sono animali selvatici che hanno bisogno di vivere in piena libertà e nel clima a loro adatto. Le iguana sono animali molto delicati e in cattività vanno incontro a numerosi pericoli per la salute dovuti ad un errato modo di tenerle.
Non è facile tenere un’ iguana in cattività in una regione dal clima notevolmente più basso di quello dove vivono in libertà. Per questo motivo ne sconsigliamo vivamente l’allevamento e la detenzione.
Cerchiamo di approfondire il perché della difficoltà dell’allevamento e della detenzione di iguana in un appartamento delle nostre città.
L’allevamento in cattività delle iguana è possibile solo se si ha a disposizione molto spazio perchè un maschio adulto può arrivare ad avere le dimensioni di due metri, e tenendole in un apposito contenitore di misura adeguata alla grandezza di un esemplare adulto di iguana, tenendo conto dello spazio necessario adatto al loro movimento e che presenti caratteristiche simili al loro ambiente naturale, il cui nome è terrario.
L’Iguana -parte prima-
L’iguana è un rettile molto simile alla lucertola, ma di dimensioni più grandi e dal movimento più lento. Quando raggiungono la maturità sviluppano una cresta sul dorso molto più evidente nei maschi che nelle femmine. La testa dei maschi ha una forma triangolare mentre quella delle femmine è arrotondata.
Il termine “iguana” indica anche il genere Iguana che comprende le iguana in senso stretto, ma in senso più ampio la stessa parola italiana indica tutti i rappresentanti della famiglia degli Iguanidi.
Le iguana in natura possono raggiungere anche i due metri e mezzo, mentre in cattività crescono fino a un metro e mezzo, un metro e novanta centimetri. Gli esemplari di iguana di grandi dimensioni sono ormai rari a causa della distruzione dell’ambiente che in molte zone provoca sovrappopolazione e conseguente riduzione delle dimensioni; dell’industria degli animali da compagnia e per il fatto che molte persone del centro e sud America considerano l’iguana un cibo prelibato. L’iguana non è cacciata per necessità ma come specialità gastronomica.
Il bue muschiato
Il bue muschiato è un mammifero artico sopravvissuto agli sconvolgimenti climatici dell’Era Glaciale ed oggi deve affrontare un nuovo ostacolo, quello del riscaldamento globale. Nel 2006 Joel Berger di Conservation Trust ha ricevuto un fondo di ricerca della National Geographic Society per scoprire come il bue muschiato sta affrontando i cambiamenti del suo habitat, l’Artide.
In passato il bue muschiato è sopravvissuto a cambiamenti climatici, caccia, scarsità di cibo e sfruttamento da parte dell’uomo, ma la sua scomparsa dall’Asia e dell’Europa indica che, come per molte altre specie, vi sono molti fattori in grado di influenzare la sua capacità di sopravvivere e accrescere la loro popolazione nel corso del tempo.
Il bue muschiato (Ovibos moschatus, Zimmermann 1780) è un mammifero artico appartenente alla famiglia Bovidae, noto per il suo folto manto che arriva quasi a terra e il caratteristico odore del muschio. Appartiene alla sottofamiglia Caprinae e pertanto è più imparentato con la capra domestica (Capra hircus) che non con il bue (Bos taurus).
In entrambi i sessi sono presenti lunghe corna curve. L’altezza al garrese è di circa 1 m, la lunghezza di 2 m. Il bue muschiato ha un manto il cui colore varia tra il bruno, il grigio e il giallastro.
Heidi, l’opossum strabico
Heidi è l’opossum dello zoo di Lipsia in Germania, è una femmina di due anni affetta da strabismo.
Heidi è diventata la star dello zoo con la sua aria simpatica dovuta allo strabismo.
Gli Opossum strabici sono animali molto rari in natura e Heidi è nello zoo di Lipsia dove tutti possono vederla. Heidi è stata trasferita allo zoo di Lipsia da uno zoo della Danimarca.
Il nome degli Opossum è Didelfidi (Didelphidae), sono conosciuti anche con il nome di Sariga. Gli Opossum sono dei mammiferi marsupiali americani e sono gli unici rappresentanti dell’ordine dei Didelfimorfi, sono una specie arboricola con coda prensile. Ne esistono 75 specie distribuite in 11 generi. Le più comuni sono l’Opossum Comune e l’Opossum della Virginia.
Gli Opossum sono animali molto esigenti se si decide di tenerli come animali domestici perché soffrono se tenuti in spazi angusti e hanno bisogno di stare in zone buie perché tollerano malissimo la luce.
I Lamantini
I lamantini appartengono alla famiglia dei “Trichechidae” del genere “Trichechus”, e non sono dei trichechi (Odobenus Rosmarus), sono degli animali mammiferi marini principalmente erbivori molto grandi, conosciuti anche col nome di mucche di mare.
Alla nascita un lamantino pesa circa trenta chili per arrivare ad un peso che varia dai quattrocento ai cinquecento chili, per una lunghezza di circa tre metri. Le femmine sono più grandi dei maschi.
Caratteristica dei lamantini, tra i mammiferi, è il cambio continuo dei denti molari. Gli esemplari adulti non hanno incisivi né canini, ma solo una serie di denti non chiaramente differenziati in molari e premolari. I denti in crescita nella parte posteriore della cavità orale fanno muovere verso la parte centrale della dentatura i denti più vecchi fino a provocarne la caduta.
I lamantini abitano le aree costiere poco profonde, e a volte paludose, del nord, centro e sud America e nel Mar dei Caraibi.
Questi animali amano le acque calde e non possono sopravvivere al di sotto dei venti gradi centigradi.