Il rinoceronte di Sumatra viene suddiviso in tre sottospecie: il D. s. sumatrensis, noto come rinoceronte di Sumatra occidentale, di cui rimangono solo 170 – 230 esemplari, in gran parte distribuiti nei parchi nazionali di Bukit Barisan Selatan e Gunung Leuser a Sumatra. Altri 75 esemplari sopravvivono nella Malaysia peninsulare. I fattori che più minacciano questa sottospecie sono la distruzione dell’habitat e il bracconaggio. Tra i rinoceronti delle zone occidentali e orientali di Sumatra è presente una leggera differenza genetica. In passato gli esemplari della penisola malese venivano attribuiti ad un’altra sottospecie, D. s. niger, ma successivamente è stata verificata la loro stretta parentela con gli esemplari più occidentali di Sumatra; il D. s. harrissoni, noto come rinoceronte di Sumatra orientale o rinoceronte del Borneo, un tempo molto diffuso in tutta l’isola del Borneo; attualmente si ritiene che ne sopravvivano solo 50 esemplari. La popolazione più conosciuta risiede nel Sabah. Voci di avvistamenti non confermati, tuttavia, provengono anche dalle aree del Sarawak e del Kalimantan. Questa sottospecie prende il nome da Tom Harrisson, scienziato che negli anni ’60 lavorò intensamente a stretto contatto con zoologi e antropologi dell’isola.
animali a rischio estinzione
Il rinoceronte di Sumatra -parte prima-
Il rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis G. Fischer, 1814), uno dei cinque rinoceronti esistenti, è una specie della famiglia dei Rinocerotidi. È l’unica specie del genere Dicerorhinus. Con un’altezza al garrese di 120 – 145 centimetri, una lunghezza di 250 centimetri e un peso di 500 – 800 chilogrammi, è di gran lunga il rinoceronte più piccolo. Come le specie africane, è dotato di due corni; quello sul naso, di maggiori dimensioni, è lungo solitamente 15 – 25 centimetri, mentre l’altro è quasi sempre ridotto a un moncone. Gran parte del corpo è ricoperta da una peluria marrone-rossastra.
Il rinoceronte di Sumatra un tempo abitava le foreste pluviali, le paludi e le foreste della nebbia di India, Bhutan, Bangladesh, Myanmar, Laos, Thailandia, Malaysia, Indonesia e si incontrava anche nelle regioni sud-occidentali della Cina, specialmente nel Sichuan. Ora è gravemente minacciato e in natura ne rimangono solamente sei popolazioni di maggiore entità: quattro a Sumatra, una nel Borneo e un’altra nella Malaysia peninsulare. Il numero degli esemplari di rinoceronte di Sumatra è difficile da valutare, poiché è una creatura solitaria che si sposta molto attraverso il proprio areale, ma è stato stimato che ne rimangano meno di 275.
Il Baiji, il delfino dello Yangtze -parte seconda-
Il lipote ha un corpo delle dimensioni di un essere umano, ha occhi piccoli e un rostro lungo e stretto. Il colore del manto del baiji sembra bianco o grigio se visto da una certa distanza, ma da vicino è grigio-bluastro scuro sul dorso e sfuma verso un bianco grigiastro sul ventre. La pinna dorsale del lipote è di forma triangolare e bassa, mentre le pinne pettorali sono larghe e piuttosto arrotondate.
Si pensa che i baiji si accoppino nella prima parte dell’anno dato che la stagione dove era avvistato il maggior numero di piccoli di lipote era da febbraio ad aprile. E’ stato determinato un tasso di natalità del 30%, la gestazione della femmina di lipote è di dieci, undici mesi e partoriscono un piccolo alla volta. L’intervallo fra una nascita e l’altra è di due anni.
I piccoli di lipote alla nascita misurano 80-90 cm circa e vengono accuditi dai genitori dagli otto ai venti mesi. I maschi raggiungono la maturità sessuale all’età di quattro anni e le femmine all’età di sei anni. I maschi maturi misurano circa 2,3 metri e le femmine 2,5 metri. Il più lungo esemplare di lipote misurava 2,7 metri. Il baiji pesa dai 135 ai 230 chili e vive in media 24 anni allo stato selvatico.
Il Baiji, il delfino dello Yangtze -parte prima-
Il lipote (Lipotes vexillifer Miller, 1918), in cinese baiji, è un delfino di acqua dolce che popolava le acque del fiume Yangtze in Cina. Il lipote è stato dichiarato estinto nel 2006 a causa dell’industrializzazione selvaggia della Cina e dell’uso intensivo del fiume come via di trasporto, fonte per le centrali idroelettriche e per le tecniche invasive di pesca. Il lipote è stato la prima specie di mammifero acquatico ad essere dichiarata estinta dopo il Leone di Mare giapponese e la foca monaca del Mare dei Caraibi negli anni 1950. Il baiji è stata la prima specie di cetaceo ad essere dichiarata estinta a causa dell’influenza dell’essere umano. Il danno irreparabile è stato causato dalla costruzione dell’immensa Diga delle Tre Gole, che ha isolato i lipoti condannandoli a fine certa. Ad agosto del 2007 le riprese effettuate da Zeng Yujiang mostrano un grande animale acquatico bianco che nuota nel fiume Yangtze. Anche se Wang Kexiong dell’istituto di Idrobiologia dell’Accademia Cinese delle Scienze ha confermato che l’animale ripreso nel video è molto probabilmente un baiji, la presenza di un solo animale, inoltre di età avanzata, non è abbastanza per dichiarare una specie salva dall’estinzione. L’ultimo esemplare vivente in acquario di lipote è stato Qi Qi, morto nel 2002.
Il Pipistrello dalla coda corta della Nuova Zelanda
Il Pipistrello dalla coda corta della Nuova Zelanda (Mystacina tuberculata Gray, 1843) è un chirottero della famiglia dei Mystacinidae. In Maori si chiama Pekapeka-tou-poto ed è uno delle due specie di pipistrelli dalla coda corta della famiglia dei Mystacinidae endemica della Nuova Zelanda. L’altra specie di Pipistrello dalla coda corta il Mystacina robusta pare sia stato avvistato l’ultima volta nel 1965.
Si divide in tre sottospecie: il Pipistrello dalla coda corta di Kauri Forest, trovato solo in due siti della regione del Northland e uno su Little Barrier Island; il Pipistrello dalla coda corta dell’Altopiano Vulcanico, conosciuto a Northland, nella parte centrale dell’Isola del Nord e a Taranaki; e il Pipistrello dalla coda corta del sud, Mystacina tuberculata tuberculata, trovato sull’Isola di Codfish e nel nordovest delle aree di Nelson e di Fiordland.
Le ali del Pipistrello dalla coda corta possono essere ripiegate in tasche laterali. Le orecchie sono grandi e appuntite, le zampe corte e muscolose e le dita terminano con artigli arcuati e appuntiti, usati per aggrapparsi alla corteccia degli alberi. La lunghezza è tra 5 e 6 cm, il peso tra 12 e 15 g.
Fotografato il ghepardo sahariano
Uno dei felini più schivi e rari è stato fotografato tra luglio e agosto del 2010, dopo un lungo anno di appostamenti da parte degli scienziati che lavorano per il Saharan Conservation Fund (SCF), si tratta del ghepardo sahariano.
Il ghepardo sahariano è stato fotografato di notte con una fotocamera nascosta nella zona desertica di Termit in Niger.
Il ghepardo sahariano è un animale in via d’estinzione, pare che ne siano stati avvistati meno di dieci esemplari nella zona del Termit. Non si sa molto delle abitudini e dello stile di vita del ghepardo sahariano, si sa soltanto che è in grado di sopravvivere senza un fonte d’acqua a temperature molto elevate.
Dalle foto si vede il ghepardo sahariano guardare verso la fotocamera, ha il corpo esile, una lunga coda e delle macchie sul dorso.
“Eravamo più felici che sorpresi quando abbiamo visto le immagini, perché sapevamo che i ghepardi erano in quella zona e perché avevamo visto più volte le loro tracce.”
I Lamantini
I lamantini appartengono alla famiglia dei “Trichechidae” del genere “Trichechus”, e non sono dei trichechi (Odobenus Rosmarus), sono degli animali mammiferi marini principalmente erbivori molto grandi, conosciuti anche col nome di mucche di mare.
Alla nascita un lamantino pesa circa trenta chili per arrivare ad un peso che varia dai quattrocento ai cinquecento chili, per una lunghezza di circa tre metri. Le femmine sono più grandi dei maschi.
Caratteristica dei lamantini, tra i mammiferi, è il cambio continuo dei denti molari. Gli esemplari adulti non hanno incisivi né canini, ma solo una serie di denti non chiaramente differenziati in molari e premolari. I denti in crescita nella parte posteriore della cavità orale fanno muovere verso la parte centrale della dentatura i denti più vecchi fino a provocarne la caduta.
I lamantini abitano le aree costiere poco profonde, e a volte paludose, del nord, centro e sud America e nel Mar dei Caraibi.
Questi animali amano le acque calde e non possono sopravvivere al di sotto dei venti gradi centigradi.
L’Addax, l’antilope del deserto
Sembra una capra, ma non lo è, se la si guarda bene si vede che è diversa da una capra e che somiglia un po’ ad un’antilope, si tratta dell’ addax, l’antilope del deserto.
Al Bioparco di Roma sono presenti degli esemplari di addax e se passate da lì potete andare a vedere da vicino l’antilope del deserto.
L’addax, “Addax nasomaculatus” (Blainville, 1816) è conosciuta come antilope dalle corna a vite, è l’antilope maggiormente adattata al deserto, un tempo numerosi esemplari vivevano in tutte le regioni Sahelo-Sahariane ad ovest della Valle del Nilo, è oggi vive in aree limitate del Chad, della Mauritania e del Niger.
È un animale imparentato molto da vicino con gli orici, ma si differenzia dalle altre antilopi per avere grandi denti di forma squadrata come i bovini e per essere priva delle caratteristiche ghiandole facciali. Sebbene nel suo ambiente naturale sia ormai estremamente raro, è piuttosto comune in cattività e si riproduce regolarmente in fattorie dove viene cacciato per le sue splendide corna.
Lemuri, spiriti della notte
I lemuri appartengono alla famiglia dei Lemuriformi, Gray 1821, il nome deriva dal latino “lemures” che significa “spiriti della notte”. Il nome gli è stato dato probabilmente basandosi sull’aspetto fisico e sul comportamento di questi animali selvatici: i grandi occhi riflettenti che consentono un’ottima visione notturna, le abitudini notturne di alcune specie e le vocalizzazioni che ricordano dei gemiti.
I lemuri non appartengono alla specie dei primati e non si sono evoluti da loro, ne condividono solo tratti comportamentali e morfologici.
Le dimensioni
Le dimensioni dei lemuri variano dai 30g del lemure topo pigmeo ai 10kg dell’Indri Indri. Nella preistoria esistevano dei lemuri grandi come dei gorilla.
Gli orsi della luna e le fattorie della bile
Gli orsi della luna sono animali in via di estinzione allevati in cattività nelle fattorie della bile.
Le fattorie della bile sono allevamenti intensivi di orsi tibetani nel sud-est asiatico, conosciuti come orsi della luna, dove tali animali in via di estinzione vengono rinchiusi in gabbie strettissime per estrarne la bile, ingrediente utilizzato nella medicina locale e nei prodotti cosmetici.
La bile
Da sempre considerata un ingrediente importante per la medicina tradizionale cinese, la bile era un tempo estratta da orsi tibetani precedentemente uccisi. Durante gli anni settanta gli orsi tibetani, conosciuti come orsi della luna sono elencati tra gli animali in via di estinzione, divennero specie protetta e se ne proibì la caccia.