Crisi climatica in Sicilia, ora scatta l’allarme

Dobbiamo fare i conti con una crisi climatica in Sicilia. Un tempo isola rigogliosa, adesso brucia. Anni di siccità, aggravata da una gestione inadeguata delle risorse idriche e da infrastrutture obsolete, hanno reso il territorio estremamente vulnerabile agli incendi. Gli invasi, potenziali riserve d’acqua, giacciono inutilizzati o parzialmente funzionanti. Il risultato? Un disastro ambientale che mette a repentaglio l’agricoltura, l’allevamento e la vita stessa dei siciliani.

crisi climatica in Sicilia

Clima: sei punti critici per il pianeta

Sei regioni instabili dal punto di vista climatico possono compromettere l’equilibrio climatico mondiale: sono la calotta dell’Antartico occidentale, i ghiacciai artici e alpini, la calotta glaciale della Groelandia, la circolazione atlantica termoalina e l’ozono stratosferico dell’emisfero Nord. Questi i punti critici del pianeta secondo un recente studio dell’Istituto di Potsdam (in Germania) per la ricerca sull’impatto climatico (PIK).

Secondo i risultati dello studio, il processo di destabilizzazione del clima globale si sarebbe già innescato in questi punti, con conseguenze poco prevedibili sul clima globale.

Clima: oceani potrebbero salire oltre un metro e mezzo entro 2100

 A causa del riscaldamento globale, il livello dei mari e degli oceani potrebbe alzarsi più di quanto sia stato finora calcolato: fino a 160 centimetri entro la fine del secolo. La nuova stima è riportata dal documento “Snow, water, ice and permafrost in the arctic (Swipa)”, realizzato dall’AMAP (Arctic Monitoring and Assessment Programme, un’organizzazione istituita nel 1991 dagli 8 Paesi del Consiglio Artico: Stati Uniti, Canada, Russia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Islanda). “Il livello del mare in tutto il pianeta salirà entro il 2100 di 90-160 centimetri rispetto ai livelli del 1990“, afferma il rapporto, secondo cui l’entità del fenomeno è stata sottovalutata dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite.

Minimo storico per il ghiaccio Artico: mai così poco

Nuovo minimo storico per il ghiaccio dell’Artico: secondo i dati del National Snow and Ice Data Center americano la calotta ha cominciato a restringersi lo scorso 7 marzo, e l’area massima registrata e’ la stessa del 2006, l’anno del record precedente. Secondo i dati riportati il massimo raggiunto quest’anno e’ stato di 14,64 milioni di chilometri quadrati, piu’ di 1,2 milioni di chilometri quadrati piu’ bassa della media degli ultimi 30 anni e all’incirca pari al record negativo di cinque anni fa: “Per tutto il mese di marzo il ghiaccio ha continuato ad espandersi e restringersi attorno a questi valori – spiega il comunicato del centro ricerche – e’ un comportamento normale perche’ il ghiaccio vicino alle estremita’ della calotta e’ sottile e distende a disperdersi“.

Scomparsa delle api: il loro nemico è l’acaro varroa

La copertina del rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) mostra la foto di un’ape da miele con un parassita, la ‘varroa‘, un piccolo acaro rossastro chiaramente visibile sul suo torace. E’ un parassita che si nutre dei fluidi vitale dell’insetto, in tutte le sue fasi, e diffonde da arnia ad arnia pericolosi virus e batteri che se non individuati e curati possono portare alla morte di tutta la colonia, il piu’ serio dei pericoli, secondo quanto affermato nel rapporto, per le api da miele nei paesi occidentali.

La scomparsa delle api
Dal 2006, quando gli allevatori statunitensi cominciarono a denunciare la sparizione delle loro api – un misterioso fenomeno che ha spazzato via piu’ di un terzo delle colonie al suo culmine, nel 2007-2008 – in pochi prestavano attenzione a questo microscopico parassita della grandezza di una capocchia di spillo.

Coralli del pianeta a rischio: cambiamenti climatici e acidificazione delle acque le cause principali

 Coralli del Pianeta e rischio sopravvivenza. E’ quanto emerge da una nuova analisi, che per la prima volta include anche le minacce dei cambiamenti climatici, dal riscaldamento delle acque marine all’acidificazione degli oceani. Il rapporto mostra che le pressioni locali, come eccesso di pesca, sviluppo costiero e inquinamento, sono i fattori di rischio immediato, che minacciano oggi oltre il 60% delle barriere coralline. Indicati anche i 27 paesi piu’ vulnerabili dal punto di vista economico e sociale a causa del degrado o della perdita dei coralli. Si tratta di Haiti, Grenada, Filippine, Comore, Vanuatu, Tanzania, Kiribati, Fiji e Indonesia.

Cambiamenti climatici: l’Ue stanzia 89,4 milioni di euro per le isole del Pacifico

 Da Vanuatu alle Samoa, passando per le Salomone, nelle piccole isole del Pacifico i cambiamenti climatici sono gia’ un allarme quotidiano, con l’aumento del livello del mare che minaccia la sopravvivenza delle popolazioni. Questi paesi hanno opportunita’ limitate di crescita economica e sono molto vulnerabili rispetto alle ricorrenti catastrofi naturali. Di qui il lancio di nuovi progetti, sul fronte dell’adattamento all’emergenza clima e della lotta contro la poverta’, da parte dell’Unione europea, per un valore di 89,4 milioni di euro.

Inquinamento: Cina e Usa influiscono maggiormente sui cambiamenti climatici

 Non c’é molta differenza tra nord e sud del mondo quando si guarda al numero dei disatri naturali. Ma la disparità aumenta a favore del sud quando si calcolano gli impatti. Eppure nella classifica sono in testa Cina e Usa, sia per i danni economici che per il numero di eventi. Questo quanto emerge dal convegno sull’economia delle calamità naturali e la riduzione degli impatti organizzato dal Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc), e iniziato oggi a Venezia.

Le catastrofi naturali
Secondo Carlo Carraro, direttore scientifico del Cmcc e della Fondazione Eni Enrico Mattei, le catastrofi naturali sono state “particolarmente intense nel corso del 2010”. Proprio dalle serie storiche, afferma Carraro, emerge infatti che gli eventi sono “innegabilmente crescenti” mentre gli impatti a livello globale sono “decrescenti”, sia per il numero di morti che per le conseguenze delle malattie. A ben vedere, osserva l’esperto del Cmcc, tra nord e sud del mondo il numero di fenomeni è più o meno lo stesso, ma alle latitudini meridionali del globo “le catastrofi ambientali sono ancora delle catastrofi”.

Allarme per le barriere coralline in Sudan: il giardino dei coralli in pericolo

 E’ allarme per una delle barriere coralline meglio conservate al mondo, quella del Sudan, sul Mar Rosso. Lo ‘Sha’ab Suedi’, a nord di Porto Sudan, noto come il ‘Giardino dei coralli‘ e’ apparso grigio e senza vita, in due reef dei dieci monitorati dalla spedizione dei ricercatori dell”Alma Mater Studiorum’ Universita’ di Bologna, a bordo di ‘Felicidad II’, l’imbarcazione di Aurora Branciamore e sede itinerante di Marevivo in Sudan.
Solo pochi mesi fa, i coralli e gli animali che vivevano in simbiosi nel meraviglioso reef erano in buona salute: nulla faceva presagire – ha commentato la presidente nazionale di Marevivo, Rosalba Giugni – il disastro dovuto all’aumento della temperatura delle acque che fa vittime eccellenti. Lo stato di salute dei coralli desta in noi molta preoccupazione’‘.