I Lamantini

 I lamantini appartengono alla famiglia dei “Trichechidae” del genere “Trichechus”, e non sono dei trichechi (Odobenus Rosmarus), sono degli animali mammiferi marini principalmente erbivori molto grandi, conosciuti anche col nome di mucche di mare.
Alla nascita un lamantino pesa circa trenta chili per arrivare ad un peso che varia dai quattrocento ai cinquecento chili, per una lunghezza di circa tre metri. Le femmine sono più grandi dei maschi.
Caratteristica dei lamantini, tra i mammiferi, è il cambio continuo dei denti molari. Gli esemplari adulti non hanno incisivi né canini, ma solo una serie di denti non chiaramente differenziati in molari e premolari. I denti in crescita nella parte posteriore della cavità orale fanno muovere verso la parte centrale della dentatura i denti più vecchi fino a provocarne la caduta.
I lamantini abitano le aree costiere poco profonde, e a volte paludose, del nord, centro e sud America e nel Mar dei Caraibi.
Questi animali amano le acque calde e non possono sopravvivere al di sotto dei venti gradi centigradi.

Scoperto due Kookaburra albini

 Il Kookaburra si chiama in italiano dacelo. Dacelo è un genere di uccelli della famiglia degli Alcionidi, nativo dell’Australia e della Nuova Guinea. Si suddivide in quattro specie e gli appartenenti ad esse sono comunemente chiamati Kookaburra. Questo termine deriva dall’analogo termine nella lingua degli indigeni Wiradjuri guuguubarra, parola onomatopeica per il verso di questi uccelli.
Il verso di questi uccelli è infatti una delle principali caratteristiche distintive dei Kookaburra: questi sono infatti soliti emettere dei richiami stridenti del tutto simili ad una risata umana.
I Kookaburra appartengono all’ordine dei Coraciformi, lo stesso a cui appartengono le varie specie di Martin pescatore; per questo motivo tali uccelli vengono chiamati anche martin pescatori australiani. La famiglia si divide in quattro specie, tutte distribuite solo in Australia, Nuova Guinea e nelle Isole Aru: Kookaburra di Roufus (Dacelo gaudichaud), Kookaburra dalle ali blu (Dacelo leachii), Kookaburra sghignazzante (Dacelo novaeguineae) e Kookaburra ornato (Dacelo tyro).

Il nuovo laser scanner di Codevintec

 Codevintec, dal 1973 uno dei maggiori distributori di strumentazione e know-how nel campo delle Scienze Della Terra, Navigazione di Precisione e 3D Imaging riconosciuto a livello internazionale,
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Codevintec è riferimento per strumenti ad alta tecnologia nelle Scienze della Terra e del Mare:
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La discarica nel parco nazionale -parte terza-

 Nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio si trovano tantissime specie vegetali tra alberi, piante e fiori. Le specie endemiche sono solo 18, probabilmente a causa dell’origine recente complesso vulcanico. Sulle colate laviche più recenti del Parco Nazionale del Vesuvio la colonizzazione vegetale inizia ad opera dello Stereocaulon vesuvianum, un lichene coralliforme dal tipico aspetto grigio e filamentoso. Il lichene ricopre interamente la lava del 1944 e la colora di grigio facendole assumere riflessi argentati nelle notti di luna piena. Sulle colate più antiche allo Stereocaulon vesuvianum si affiancano le altre specie pioniere, tra cui la Valeriana rossa (Centranthus ruber), l’Elicriso (Helichrysum litoreum), l’Artemisia (Artemisia campestris) e la Romice rossa (Rumex scutatus).
Tra gli alberi del Parco Nazionale del Vesuvio troviamo le pinete impiantate a partire dalla seconda metà del 1800 tra i 300 e i 900 metri, costituite prevalentemente da Pino marittimo (Pinus pinaster), da Pino domestico (Pinus pinea) e da Pino d’aleppo (Pinus halepensis); a partire degli anni ’90 è iniziata un’opera di sfoltimento delle pinete per lasciare il posto alla quercia tipica dell’area mediterranea, il Leccio (Quercus ilex) che in alcuni zone costituisce nuovamente dei folti boschi.

La discarica nel parco nazionale -parte seconda-

 Il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio, nonstante la prepotente antropizzazione è un territorio ricco di bellezze storiche e naturalistiche, faunistiche e botaniche con un patrimonio unico di biodiversità da tutelare e conservare accanto a territori agricoli coltivati con i prodotti tipici della zona vari e ricchi di profumi e sapori, l’agricoltura e la biodiversità tipica dei luoghi.
Degne di nota nel Parco Nazionale del Vesuvio sono le numerose specie vegetali e animali concentrate in un territorio dalle dimensioni ridotte. Animali e piante che costituiscono il patrimonio unico e vario della biodiversità del territorio vesuviano.
La fauna del Parco è particolarmente ricca e interessante. Tra gli animali mammiferi spiccano il Topo quercino, ormai raro in altre parti d’Italia, il Moscardino, la Faina, la Volpe, il Coniglio selvatico e la Lepre.
Più di cento le specie di uccelli tra residenti, migratrici, svernanti e nidificanti estive. Da segnalare le nidificazioni di Poiana, Gheppio, Sparviero, Pellegrino, Upupa, Tortora Colombaccio, Picchio rosso maggiore, Codirossone, Passero solitario, Codibugnolo, Picchio muratore, Corvo imperiale, Cincia mora.

La discarica nel parco nazionale -parte prima-

 C´è il rischio che i rifiuti in faccia ai quali il Parco nazionale del Vesuvio aveva sbattuto la porta, entrino dalla finestra. La porta è la cava Vitiello data per non più utilizzabile come discarica; la finestra è costituita dalla minacciosa possibilità che la discarica SARI attualmente in funzione e in via di saturazione venga affiancata da una nuova cavità contigua all’attuale e sempre in area parco. Ciò mentre non solo la logica, ma la legge vorrebbe che, una volta chiusa quella discarica, si proceda alla sua rinaturalizzazione. Per questi motivi siamo costretti a riaprire la parcumiera con la speranza di doverla presto richiudere in contemporanea con la definitiva chiusura di tutte le discariche, comunque abusive, nel Parco”.
Dice il presidente dell’Ente Parco del Vesuvio Ugo Leone
Il Parco Nazionale del Vesuvio è stato istituito il 5 giugno 1995 per conservare i valori del territorio e dell’ambiente e la loro integrazione con l’uomo; salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche; promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica.

Italia nella morsa del gelo, come aiutare gli animali selvatici

 Gli italiani soffrono nella morsa del gelo, ma gli animali ne muoiono in gran numero. Soprattutto gli uccelli, che devono nutrirsi di continuo e non riescono a farlo quando la neve ricopre il terreno. Eppure con qualche accorgimento si puo’ aiutare la fauna selvatica a sopravvivere fino al disgelo.
I proprietari e i curatori di giardini o spazi verdi possono spalare via la neve non solo dai vialetti e di passaggi per le persone, ma anche da tratti di aiuole e prati, cosi’ da permettere ai merli e ai pettirossi di accedere alla terra in cui trovano il cibo.
Tutti possono offrire cibo sotto forma di granaglie, pane, frutta fresca e secca, semi nei luoghi dove gli uccelli si concentrano, per esempio nei parchi cittadini e suburbani, nei laghetti con anatre, ma anche ognuno sul proprio terrazzo, balcone, cortile o persino davanzale.
In questi giorni ai centri recupero fauna selvatica giungono per lo piu’ animali stremati dal gelo e dalla fame, e’ urgente mettere in atto i piccoli accorgimenti che, in un ambiente profondamente trasformato dall’uomo come quello italiano, possono significare la vita o la morte per molte specie della fauna selvatica.

Il terranova – parte seconda –

 Il cane terranova è adatto a stare con i bambini tanto che si è guadagnato il soprannome di “cane-tata” grazie specialmente al suo carattere docile e paziente.
“Nana”, il cane di Peter Pan del film di Walt Disney del 1953 è un terranova.
Il cane terranova è particolarmente socievole con gli altri animali, è docile, adattabile e gentile sia con gli esseri umani che con gli altri animali anche se, come per tutti i tipi di cani, può avere la tendenza ad imporsi come dominante, ma veramente di rado.
Il cane terranova, come ogni cane di razza, è soggetto ad avere alcune malattie tipiche della selezione della razza. Per il terranova le malattie sono: displasia dell’anca, displasia del gomito, e la
cistinuria, una malattia ereditaria caratterizzata dalla formazione di calcoli delle vie urinarie che hanno la tendenza a recidivare con notevole frequenza e sono molto resistenti alla terapia medica e chirurgica. I cani terranova possono soffrire anche di un problema genetico, la stenosi aortica subvalvulare, un difetto cardiaco comune nei cani terranova che può portare morte improvvisa anche in età giovanile.

Più click, più acqua: così in Kenya si sono costruiti quattro pozzi in due mesi

A poco più di due mesi dal lancio del progetto ‘Più click, più acqua‘, il nuovo sito E.On www.acqua.eon.it, dedicato al tema della produzione di energia idroelettrica, ha già raggiunto oltre 10.000 visite complessive centrando così l’obiettivo che la società si era posta per avviare la realizzazione di 4 pozzi d’acqua in Kenya. Lo scorso settembre E.On, tra i principali produttori di energia idroelettrica in Italia, si legge nella nota, ha lanciato il sito dedicato all’energia idroelettrica con l’obiettivo principale di diffondere e accrescere la consapevolezza e la conoscenza sull’acqua come risorsa di energia, nonchè per educare e coinvolgere la comunità pubblica, opinion leader e soprattutto i giovani sull’importanza dei benefici ambientali e industriali provenienti dall’energia idroelettrica.

Il terranova -parte prima-

 Il terranova è un cane molossoide a pelo lungo di grandi dimensioni, può essere nero, marrone, grigio o bianco e nero.
In origine il cane terranova era addestrato ed allevato come cane da lavoro per i pescatori della colonia di Terranova in Canada. E’ famoso per essere un cane di razza gigante, per la sua grande forza, per il carattere calmo e leale.
Il cane terranova è considerato il cane migliore impiegato per il soccorso in acqua a causa della sua struttura muscolare, della capacità polmonare, del mantello dal doppio pelo, oleoso e impermeabile che lo protegge dal gelo delle acque oceaniche, a causa del suo collo massiccio, delle zampe palmate e della sua innata abilità di nuoto. Il sottopelo tende a scomparire nei cani terranova che vivono in appartamento.